Reame oscuro: Castello di Barn

Reply
La Caduta dell'Ordine
view post Posted on 10/5/2007, 19:32Quote
Avatar

I'm Your Lover
I'm Your Zero

Group: Vampiri
Posts: 11392
Location: Rue Mouffettard


Status: Offline: ultima azione eseguita il 29/12/2009, 16:51


Una notte scura come mille altre, non speciale se non fosse perchè oltre alla luna vi era un'altra luce ad illuminare il buio ed un'altro odore oltre a quello dell'umidità dell'erba a profumare lo sperduto villaggio rumeno.
Un fuoco immenso bruciava verso l'alto divorando un'immensa villa nobiliare mentre l'acre odore di bruciato andava facendosi sempre pù penetrante, il nero fumo saliva al cielo confondendosi con le nuvole scure della notte e piano oscurava la luna lasciando quell'enorme incendio come unico bagliore sovrano.
Non c'era nessuno che tentasse di spegnere quell'immenso rogo, nessuno, non un anima viva si affannava attorno al disastro e persino gli animali della notte se ne tenevano alla larga fuggendo il denso fumo tossico trasportato qui e là dal vento. Il crepitio del legno si faceva sempre più forte come anche lo stridulo urlo dell'ossigeno divorato dalle fiamme incredibilmente alte. Al villaggio una piccola folla intimorita si era radunata in piazza, una folla di uomini, perchè le donne erano impegnate a costringere i bambini curiosi a letto per poi vegliare sulle finestre rischiarate dal lontano fuoco, in attesa che il capofamiglia tornasse a proteggere le loro modeste case.
Nei palazzi nobiliari invece le cose andavan diversamente, i colti nobili illuminati radunati sulle loro verande osservavano il macabro spettacolo con vile eccitazione e finta compostezza, e non interpretavano l'evento come presagio di disgrazia a differnza dei rozzi paesani, piuttosto parlavano di terribile incidente e tra un bicchiere di Brandy ed una tirata di pipa andavano sommando l'ammontare dei danni commiserando lo sfortunato e misterioso proprietario della residenza in fiamme. E così, abbracciando le loro virtuose donne preoccupate, scherzavano sull'accaduto per sdrammatizzare e risollevare il morale rimediandoci solo qualche sguardo di rimprovero da mogli e fidanzate.
Il fumo nero avvolgeva totalmente la villa in piccole spirali risucchiate dal fuoco e risputate dallo stesso, la danza delle scintille si spandeva per metri e seguiva il cambiare del vento.
Ad un tratto il trambusto di un crollo, quindi il sollevarsi di un polverone denso di ceneri: da quella massa scura, come uno spettro, una visione surreale appariva agli occhi di un pubblicotroppo distante per vedere: una giovane ragazza di nero vestita. Lunghissimi capelli scendavano leggeri lungo la schiena e s'alzavano al volere dei vortici di vento mimando il movimento delle fiamme alle sue spalle. Camminava lentamente seguita dal frusciare della lunga veste che strusciava a terra, negli occhi grigi si rifletteva la danza del fuoco ma null'altro dava vita al suo volto inespressivo. Le sue piccole mani eran intrise di denso sangue caldo che la sporcava sino ai gomiti, dove le maniche dell'abito terminavano. Gocciolava di un sangue che non era il suo ed avanzava con apparente calma... Ma calma non era la giovane Dafne Monroe...
Gli schizzi di sangue che coloravano la scollatura del suo petto risaltavano il candore della pelle e richiamavano il colore delle labbra sporche dei suoi peccati, qualche goccia ancora colava sul suo viso sporco qui e lì di fuliggine in ricordo di quel che aveva appena fatto. Piano la vampira si allontanava da quel suo luogo di prigionia in un muto silenzio che non prannunciava nulla di buono. Le urla disperate i rumori della morte, il viscido sibilo delle lame che squarciavano le membra, tutto riecheggiava nella sua testa confusamente, ma nulla riusciva a cancellare il suo terribile dolore. I suoi passi superarono il corpo rantolante di uno di quegli sciocchi membri dell'ordine di Asmodeus. Non c'erano più urla nell'aria solo il rantolo di quel sopravvissuto che tra breve sarebbe passato ad un mondo più sereno. Il braccio carbonizzato dell'uomo si tedeva tremante verso la direzione opposta della vampira che nemmeno si era accorta di quella presenza, di quel sottile rantolare: nella sua mente ancora echeggiavano le urla disperate che per lei non eran cessate...


...


Eran più o meno le dieci di sera quando tutto ebbe inizio e poco più di un'ora dopo l'ordine di Asmodeus non esisteva più e Dafne era tornata ad essere libera dopo quel lungo periodo di prigionia. Per mesi aveva accettato quel suo destino umiliante, per mesi i suoi miseri tentativi di fuggire eran falliti. Era troppo debole e non abbastanza motivata per impegnarsi nell'impresa, in fondo cosa la aspettava lì fuori se non una madre incollerita? Ma quella sera tutto era cambiato perchè ora Dafne sapeva che lì fuori non c'era più sua madre, ma solo il suo assassino.
Al buio della sua stanza sotterranea, la vampira dormiva in balia dei mille incubi che avevano sempre tormentato la sua fragile mente, stesa sul soffitto affrontava un sogno più realistico del solito che scuoteva il suo corpo con piccoli gemiti e silenziosi lamenti a fior di labbrae... Fu con un grido straziato che Dafne si svegliò di botto aprendo gli occhi ora quasi bianchi, sul letto sottostante. Le lenzuola vermiglie di fronte a lei ora le davano orrore: il sangue di sua madre del sogno si mescolava ora col colore di quelle lenzuola nella sua immaginazione, i capelli sparsi sul soffitto in arabeschi incorniciavano il viso incredulo ed addolorato della giovane Dafne, le labbra rosse le si schiusero tremanti pronunciando in un gemito la parola "madre". L'aveva visto ed era reale più che mai. Passò il proprio esile indice sul collo, e con orrore, portando il dito davanti ai suoi increduli ed umidi occhi vide il sangue di Antea scorrere sulla sua mano... Mozzata la testa, il corpo più sacro e maledetto era stato privato del suo capo: Antea era stata decapitata orribilmente da chi credeva di amare... Sentì la donna spirare, come fosse lei stessa a vivere la sensazione ed un anima d'aria gelida le gonfiò il petto per non uscire più, era quello che la sua povera madre aveva provato ed era orribile.
Dei passi nel corridoio si avvicinavano sempre più all'enorme pietra, voluta da Makeveli come porta, che teneva prigioniera la vampira nella stanza, aveva voluto quel sigillo marmoreo per tenerla lì come un esca o un oggetto di scambio. Uno scambio che nessuno aveva voluto fare, infondo una creatura come lei era meglio che restasse rinchiusa, no?
Non era Makeveli quel giorno a portarle il sangue che come sempre avrebbe rifiutato lasciandosi deperire, era un servo che finora era rimasto miracolosamente in vita solo grazie all'apatia che la giovane Monroe si portava dietro... La porta si aprì lentamente con quell'odioso stridio che le rimaneva nelle orecchie per ore tormentandola e fece capolino un uomo vestito di nero e rosso. Portava una ciotola d'argento fra le mani, l'omuncolo, ed era sempre teso, ma oramai aveva fatto l'abitudine a quella presenza inquietante. Tuttavia questa volta i gemiti lamentosi della vampira eran assenti ed il fatto che non riuscisse ad individuarla lo terrorrizzava a morte, non capiva se dovessa fuggire e richiudere quella porta oppure scovarla e compiere il suo dovere. Quell'esitazione fu la sua rovina e la rovina di tutto l'Ordine. I piedi dell'uomo si sollevarono da terra scalciando e ad un gemito strozzato seguì un agghiacciante crack, i piedi del servo persero vita lasciando che le punte delle lucenti scarpe nere strusciassero a terra in un silenzioso dondolio per qualche istante. Poco dopo il corpo senza vita dell'uomo cadde a terra in un tonfo sordo, come un inutile sacco di patate sconquassato. Come Makeveli aveva comandato di farla costruire, la porta si rinchiuse senza curarsi di ciò che trovava lungo il suo cammino, e la fredda pietra non indugiò nel separare il busto dell'uomo dalle sue gambe chiudendo le seconde fuori dalla porta nella pozza di sangue che continuava ad allargarsi... Nessuna marmorea lapide era mai stata un reale problema per un vampiro.

...


I piedi nudi avanzavano sull'erba umida e presto il rantolo del sopravvissuto cessò mettendo la parola fine anche a tutte le urla che aleggiavano ancora nella testa della vampira. La tempesta di fuoco ancora infuriava alle spalle della giovane Monroe che portava con sè l'orrore di ciò che era avvennuto prima che la villa andasse in fiamme, tutti avevano corso alcuni avevano provato a... Ma nulla li era riusciti a salvare.
Ora la vampira si era fernata ad attendere: il sordo rumore del passo di un cavallo vibrava nel terreno e piano Argo si portò fuori dalle fronde del bosco per mostrarsi alla luce del rogo, si fermò vicino alla padrona battendo lo zoccolo ansiosamente a terra e rimase in attesa. Una delle piccole mani intrise di sangue risalì la gamba del cavallo, sporcando di rosso il manto candido della bestia sino ad arrivare al possente collo, quindi Dafne posò la fronte sul muso della bestia lasciandosi cullare dal respiro caldo e pacifico del cavallo.
Era libera, non solo dall'ordine, ma anche dal controllo di sua madre, un cotrollo che non avrebbe mai desiderato perdere tanto ora si sentiva smarrita. Spostò il capo al collo muscoloso del cavallo mischiando la criniera bianca ai suoi capelli chiari e rimase lì un poco a resspirare all'unisono con Argo, le era mancato. Era ora che usasse la sua libertà per ciò che più desiderava ed ora voleva solo vendetta. Alle sue spalle brillava il fuoco mentre in lontananza davanti a lei le luci del castello degli Stark richiaravano le finestre...
Era verso quel castello e verso l'imminente ritorno di Rosiel che stava cavalcando furiosamente... Era giunta l'ora di tornare a casa...

image
Griƒoni '09//Pure Gryƒƒindor
image

image

Odiando Corvonero

image image image

 
P_MSG P_EMAIL Top
0 replies since 10/5/2007, 19:32
 
Reply

load
Fast reply

 
 
 

Enable emoticons
Clickable Smilies
Show All


Nickname:      Email:



 

 
 




Skin made by Aeras' for Castello di Barn
Credits to Ilkuvar Fate - Il Fato di Ilkuvar - Rpg by Forum